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05/07/2010
BANDO DI GARA MEDIANTE PROCEDURA APERTA
Lavori di completamento, adeguamento ed eliminazione barriere architettoniche e messa in sicurezza dell’impianto sportivo polivalente in Via S.Antonio.
APPROVAZIONE VERBALI DI GARA ed AGGIUDICAZIONE DEFINITIVA all'impresa CIOTTA COSTRUZIONI SRL.
01/06/2010
BANDO DI GARA MEDIANTE PROCEDURA APERTA
“Completamento e sistemazione Viale G. Capone e riqualificazione monumento”.
APPROVAZIONE VERBALI DI GARA ed AGGIUDICAZIONE DEFINITIVA all' Impresa CASERTA COSTRUZIONI SRL di S.Martino V.C
09/04/2010
BANDO DI GARA MEDIANTE PROCEDURA APERTA (09/04/2010)
Lavori di completamento, adeguamento ed eliminazione barriere architettoniche e messa in sicurezza dell’impianto sportivo polivalente in Via S.Antonio.
E' possibile scaricare la Determina a contrarre,il Bando,i relativi Allegati ed il Progetto Esecutivo
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La Storia di Arpaise
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19 Dicembre 2005
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Scritto da ComuneArpaise
Cenni storici su Arpaise
Durante il periodo di interregno che va dalla fine del dominio normanno all'avvento degli Svevi, Terranova, con tutte le altre terre del Sannio, divenne possesso della Chiesa; ma nel 1241 Federico II, durante l'assedio di Benevento conclusosi con la resa della città, privò l'arcivescovo dei beni feudali, degli appezzamenti di terreno e di tutti i benefici immobili che aveva in Terranova. Non sappiamo a chi fu dato il nostro feudo, dal momento che non esiste documentazione originale relativa a questo arco di tempo. Di certo l'intera area, compresa tra Altavilla Irpina e la conca naturale di Terranova, per alcuni mesi fu interessata dagli scontri preliminari, che culminarono nella decisiva battaglia di Benevento del 1266: la sconfitta di Manfredi significò la fine del potere svevo e l'avvento degli Angioini nel Regno di Napoli. Terranova compare nuovamente in due atti amministrativi dove risulta tassata tra i villaggi di area beneventana: la prima testimonianza si riscontra in un registro contabile del 1308 conservato nell'Archivio Vaticano, nel quale sono raccolte le Rationes collectoriae, cioè le decime dovute dal popolo al clero per l'amministrazione spirituale e dal clero versate alle casse pontificie. Vi si attesta che "clerici castri Terraenovae solverunt tar XIII" la seconda, del 1320, stabilisce con atto regio l'accatastamento per 4 oncie, 13 tarì e 15 grane del feudo di Terranova, nominato assieme a Pannarano, Pietrastornina ed Altavilla, obbligato altresì allo sgravio doganale per il passo di Frigento Relativamente al periodo angioino, abbiamo scarsìssime notizie per attestare come si svolse la linea dinastica feudale sul territorio: probabilmente ne fu padrone anche quel potente Giacomo Della Leonessa, vissuto durante la seconda metà del XIV secolo, che avanzava possessi su buona parte del Sannio meridionale.
Le devastazioni più consistenti all'originaria fortezza normanna, che fu quasi del tutto abbattuta, appartengono alla prima metà del Quattrocento: nella guerra di successione al trono di Napoli tra Renato d'Angiò ed Alfonso V d'Aragona, l'intera area sannita, per volontà della Chiesa, cui l'Angioino si mostrò da sempre vassallo, si schierò decisamente a fianco dei francesi, così che, quando ne uscì vittorioso, Alfonso si prodigò in una feroce spedizione repressiva contro quei feudatari fautori del partito angioino.
Il villaggio di Terranova, quello originario situato a valle, fu pertanto incendiato e mai più ricostruito. Quanto alla fortificazione, appare improbabile che fu riedificata in altro luogo: tutte le torri e gli avamposti militari avevano una valenza strategica, per cui dovevano aprirsi al controllo visivo del territorio circostante. Né da valle, dove sorgeva il primitivo villaggio, si godeva di sufficiente panoramica per avvistare il nemico. Siamo pertanto convinti che il castello di Terranova sia sempre stato lì dove ora si vede e sulle sue rovine normanne poi ricostruito, confortati anche dal fatto che nessuna vestigia di fortino è stata rinvenuta fino ad oggi nella conca pianeggiante. Fu un periodo particolarmente confuso per tutto il Regno di Napoli l'intervallo di tempo in cui la sede regia rimase vacante, nonostante l'effimera presenza della regina Giovanna e la provincia di Benevento teatro di sanguinosi scontri ed azioni di banditismo: per la mancanza di un governo centrale forte, gli abusi feudali si moltiplicarono, spinsero il potere baronale all'autogoverno e corrosero il rapporto consuetudinale tra Corona e signori locali. Ciò capitò nei grandi centri come nei piccoli: anche il villaggio di Terranova fossaceca subì numerosi incendi e saccheggi, al punto da ridursi nel 1453 a soli 12 fuochi censiti.Durante la seconda metà del XV secolo il feudo passò a Francesco Ursino, prefetto di Roma e conte di Gravina, al cui titolo fu aggiunto. Questi chiese ed ottenne dal sovrano Alfonso V d'Aragona licenza regia a che il villaggio da valle fosse trasferito in un luogo più elevato e protetto, in prossimità della rocca già esistente.
Nel cedolario del 1320 è tassata per 4 once, 13 tari e 15 grana, con onere di altri 15 tari per disgravio di Frigento. Nel 1453, Francesco Orsini, conte di Gravina e prefetto di Roma, chiese ad Alfonso I° d'Aragona il permesso di popolare il suo castello di Fossaceca, distrutto dalle continue guerre. Il re diede il suo benestare.
Così nel 1450 appare la costruzione della Cappella del Rosario; viene ricostruito il vecchio castello ed il nucleo abitato si sposta in un luogo più elevato e prende il nome di Terranova. Verso il 1450, spunta come dato di fatto, l'Università di Terranova, un ufficio pubblico che conserva gli atti basilari della vita dei lavoratori della terra.Questo Ufficio viene esattamente configurato dal Concilio di Trento.Gli Orsini possedettero Terranova fino al termine del secolo, quando la vendettero a Bartolomeo di Capua, già conte di Altavilla nel 1496. Rimase in possesso di questa famiglia fino al 2 maggio 1566 quando Giovanni di Capua la vendette a Vincenzo Siscara.Il 3 settembre 1573 fu comprata ad asta da un Antonio Rota per Antonio Carafa, marchese di Montebello; successivamente venne acquistata da Orazio Carafa di Stigliano che la vendette a Cesare Pagano il I° luglio 1594. Il 30 ottobre 1641 fu venduta, per l'ennesima volta, volontariamente, a Francesco della Leonessa, duca di S. Martino. Il prezzo, in ducati 13000, fu pagato da monsignor Fabio della Leonessa, arcivescovo di Conza e patriarca di Antiochia, lo stesso, cioè, che riedificò la Rocca di Ceppaloni. Nelle numerazioni dell'ex regno di Napoli l'intero comune è sempre riportato con il nome di Fossaceca. Nei primi anni del 1700 comincia a svilupparsi il nucleo di Arpaise vero e proprio. Tra il 1580 e il 1630 compaiono le famiglie Capone e Romagnoli. Sempre nel secolo XVIII un militare spagnolo dà inizio al all'abitato di Pasquarielli, forse Pasquarello (in spagnolo Pasquareglio), diventato, poi, per una cattiva dizione di gergo Pasquarelli. Importante, nel frattempo, è la trasformazione religiosa a Terranova, dovuta all'arrivo delle reliquie da Roma dei SS. Cosma e Damiano, nel 1672-73.A Serino vengono costruite le statue dei due santi, conservate nel santuario omonimo che, quindi ha origini santissime ed antichissime. Solo nel 1934, però, si abbatté la vecchia chiesa di S. Maria e si costruì quella dei SS. Cosma e Damiano. Ad Arpaise, invece, dal 1780 circa, i titolari della cappella cimiteriale Capone sono S. Rocco S. Sebastiano, mentre tra il 1840 e il 1860 diventa titolare la B. V. Immacolata e funziona come rettoria. Fino al 1830 Arpaise fece parte del Principato Ultra, poi passò alla provincia di Benevento.L'800 segnò il definitivo sviluppo di Arpaise che diventa così il capoluogo del Comune, la cui estensione territoriale era di 1860 tomoli tra piano e collina. Il regio decreto n° 1452 del 6 aprile 1833 testualmente cita: “Decreto prescrivente che dal 1834 l’amministrazione del comune di terranova Fossaceca in Principato ultra passi in Arpaise. Ferdinando II° per la Grazia di Dio Re del Regno delle Due Sicilie, di Gerusalemme ec., Duca di Parma, Piacenza, Castro, ec.ec. Gran Principe Ereditario di Toscana, ec.ec. Veduto l’articolo due del nostro real decreto de’ 25 di gennaio 1820 sulla circoscrizione territoriale De’ nostri reali dominj di qua del Faro; Veduto il parere della Consulta de’ nostri reali dominj al di qua del Faro; Sulla proposizione del nostro Ministro Segretario di stato degli affari interni; Udito il Consiglio Ordinario di Stato; Abbiamo risoluto di decretare, e decretiamo quanto segue: Art. 1. A contare dal dì primo del mese di gennaio 1834 l’amministrazione del comune di Terranova Fossaceca nel Principato ulteriore passeràinArpaise. Firmato Ferdinando”. Nel 1904 la frazione di San Giovanni venne a far parte al Comune di Arpaise, ma nel 1920 passò di nuovo a far parte del Comune di Ceppaloni, al quale è tutt’ora aggregata.
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